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Un
evento senza precedenti: Il mega concerto di Vasco che ha
richiamato 450 mila persone a Germaneto di Catanzaro resterà
nella storia della musica italiana. Più volte, nei giorni
precedenti, si era parlato di una possibile Woodstock
italiana, ma alla fine i dati sull' affluenza vanno ben
oltre le più rosee aspettative degli stessi organizzatori e
rendono l'evento dell'altra sera molto simile a ciò che
accadde nel '69 nello stato di New York. Vasco
conferma di essere un fenomeno sociale oltre che un artista
di primissimo piano nel panorama internazionale del rock.
Non sono molti coloro che riescono a calamitare una tale
attenzione: un milione di spettatori al tour «Buoni o
cattivi» e 400 mila al mega concerto gratuito che ha
concluso il giro negli stadi italiani per realizzare il
quale è stata scelta un'area verde mai utilizzata prima per
eventi del genere. Il popolo di Vasco si è messo in moto da
tutte le regioni del Sud già dal giorno precedente,
confermando così di non credere a quelle leggende
metropolitane, smentite dallo stesso Vasco in più occasioni,
a parole e con i fatti, di un disprezzo dell'artista verso
il Mezzogiorno. Ma anche dalle altre regioni sono scesi in
massa a bordo di centinaia di pullman, migliaia di auto e
con tutti i treni disponibili, per non perdere l'«evento». A
Catanzaro, città di circa 90 mila abitanti, sono scesi in
450 mila, un mare dalla Puglia nonostante il concerto «sold
out» da 45mila spettatori di martedì scorso a Bari,
quadruplicando così la popolazione, ma tutto è filato via
liscio, senza alcun tipo di incidente. Allegria che
prescinde tutto ciò che accade intorno. Fare chilometri a
piedi, partire con giorni di anticipo, dormire in tenda o
nei sacchi a pelo, beccarsi due ore di pioggia ininterrotta
pur di esserci sono dettagli per il popolo di Vasco. Anche
gli inevitabili disagi vissuti al momento del deflusso dall'
area del concerto, con quattrocentomila persone che si
muovono contemporaneamente paralizzando il traffico sulla
provinciale a fianco della quale è stata allestita l' area
dell'esibizione, diventano così un prolungamento della festa
e non un fastidio. Le ore in attesa delle navette per
raggiungere le stazioni ferroviarie o i parcheggi più
lontani, camminare tutti insieme lungo una strada buia,
rimanere bloccati in auto in attesa che la marea umana si
dissolva per poter ripartire, sono state vissute dai fan del
Blasco come un'ulteriore occasione di incontro, di
conoscenza. Un'opportunità in più per continuare a vivere
una serata straordinaria, senza precedenti. Una Voodstock
italiana, o Vasctock, come l'ha ribattezzata lui, che ha
segnato una pagina indelebile nella storia della musica.
«Era tanto che volevo fare un concerto così - dice Vasco -
volevo fare un regalo ai miei fan, restituire loro un po' di
quello che hanno dato a me in tutti questi anni. E volevo
farlo al h, spesso escluso dai grandi tour».
Quattrocentomila persone, un pubblico enorme anche per chi è
abituato ad avere migliaia di spettatori ad ogni esibizione.
Ma Vasco non fa distinzioni sui numeri. «Non ci si abitua
mai - spiega - è una sensazione che non si riesce a
spiegare. E come buttarsi nel vuoto legato ad un elastico.
Ti butti e speri che l'elastico della musica ti aiuti». Ma
cosa lega Vasco ai suoi fan? «Sono la loro espressione -
dice - non il loro guru. Sono l'espressione di quello che
sono loro. Io faccio le mie canzoni ed ho la fortuna che
arrivano al cuore della gente». «Cosa potrebbe dire un mio
fan se non ci fossi stato? Non lo so - dice Vasco -
probabilmente la stessa cosa che potrei dire io se non ci
fossero stati De Gregori o Battisti». |